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Donne: che limiti porre alle loro libertà?

ABORTO

Con sempre maggiore insistenza si sente discutere negli ultimi anni di “sfruttamento” del corpo delle donne, di “mercificazione” dello stesso.

Le accuse rivolte provengono da diverse “categorie” e classi sociali e possono essere tendenzialmente tripartite.

Le donne e la sacra libertà di mercificare il proprio corpo

Il primo di questi gruppi di “sostenitori” della “sacralità” del corpo femminile, muovono pesanti critiche a tutti coloro che, “deviati” da “comportamenti perversi” dei mass media, tendono a vedere la donna come oggetto del desiderio sessuale maschile, quasi lo stesso genere maschile, in quota consistente, non le considerasse al di fuori del mero soddisfacimento delle proprie pulsioni erotiche.

Il becero moralismo di molte “donne” nazi-comuniste (che si ergono impropriamente a paladine del “gentil sesso”)

A questo gruppo appartengono tutti i cdd. radical chics, gruppo composto da individui per niente femministi e che ritengono che la donna debba coartatamente essere inquadrata al di fuori del proprio, quantanche piacente, aspetto fisico. Questo gruppo, tragicamente composto sia da donne che da uomini, ed incarnato da figure di spicco della “moralità” piccolo borghese (con la pretesa per nulla mascherata dell’imposizione forzata), come Laura Boldrini, Tiziana Panella, l’ex Onorevole, avvocato Bongiorno, Michelle Hunziker e compagnia bella, è capeggiato da talebane di un’elite-gineceo, che considerano abominevole vedere sui mass media (piccolo schermo in primis), donne, il cui corpo sia maggiormente reso visibile agli occhi  dei “lussuriosi” “perversi” spettatori di genere maschile, tacciati da queste gerarche della morale imposta di crescere potenziali stalker, stupratori e assassini di donne.

A questo p.to, alcuni, spero non troppo numerosi, di voi, si chiederanno come mai io abbia affibbiato a queste esponenti di spicco (prevalentemente del genere femminile, ma ahimè non solo) un tale epiteto (poco lusinghiero).

Gli uomini “mestruati” che osannano il genere femminile (casto e virginale per principio!!)

La questione risulta di assai semplice comprensione: queste donne, o quelli che io, Tommaso Rossi, amo definire gli uomini “mestruati” (della cui categoria fanno di diritto parte, come membri onorari, Massimo Gramellini, Fabio Fazio, Beppe Severgnini, Massimo Giannini, Giovanni Floris, Gad Lerner, Roberto Benigni e chi più ne ha, più ne metta..), sostengono l’imposizione di una morale “universalistica” (espressione ossimorica per def.), per cui le donne, per quanto tali, non debbano essere in alcun modo eventuale oggetto del desiderio sessuale di uomini.

Questo loro ipocrita perbenismo fa sì che gli uomini che anche solo si dicono “tolleranti” verso un certo tipo di esposizione mediatica del corpo femminile, vengano bollati come perversi maniaci, e sovente, come potenziali strupatori o assassini seriali sul falso modello di Jack Lo Squartatore. Parimenti, le donne biasimate per la loro deliberata esposizione erotica, vengono beceramente attaccate, bollate come volgari “puttane”, o, nella migliore delle hp, come donne dalla dubbia moralità.

La Shaarìa moralista dei “perbenisti” catto-comunisti

Questa prima categoria di persone incarna in toto l’ideologia statalista della sopraffazione e dell’imposizione di quelli che sostengono essere il buon uso ed il buon costume di una società cdd. civile: nulla di più falso e ipocrita, dato che queste stesse persone, tramite le trasmissioni televisive condotte, tramite la loro vita pubblica, tramite i loro incarichi giornalistici e/o politici, sono i fautori di una Shaarìa rivisitata in chiave cattocomunista (tipica degli appartenenti al gruppo che ho battezzato radical chic!).

La mistificante accusa di “sfruttamento della donna”, sostenuta da alcuni esponenti di spicco al family day

La seconda categoria, che si fa portavoce di un presunto “sfruttamento” del corpo femminile, è composta da alcuni degli esponenti più in vista del family day.

Mi spiego meglio, nella maniera più chiara e concisa possibile: per quanto io sia assolutamente contrario alla commissione e acquisizione, dietro corrispettivo economico, di feti (con annessa eugenetica), perchè ciò rappresenta, razionalmente parlando, un comportamento egoistico ed una pretesa biologicamente/antropologicamente non realizzabile da parte di coppie omosessuali (essendo innegabile il fatto che l’apparato riproduttivo maschile, senza il complementare femminile, non sia in alcun modo in grado di procreare, antropologicamente parlando), sono altresì allibito di fronte alla mendacità della seguente asserzione, portata a sostegno della propria posizione da alcuni pro family day: che l’utero in affitto sia una pratica di sfruttamento del corpo femminile.

Donne: che limiti porre alle loro libertà?
UTERO IN AFFITTO

E’ infatti indubbio che, laddove tale pratica, come qualunque altra “libera” scelta, non sia in alcun modo imposta, si tratta prettamente del libero arbitrio femminile, che sceglie di prostituire il proprio corpo, e vendere il feto che ha in grembo, ad una coppia altrimenti impossibilitata a procreare.

Utero in affitto: eugenetica della razza umana e perdita del diritto alla genitorialità eterosessuale (come da realtà biologico-antropologica)

Ecco dunque la mia posizione in merito alla diatriba che da settimane imperversa senza sosta sui mass media italiani, per ciò che concerne l’emendamento della Cirinnà che tratta dell’utero in affitto: la donna dev’essere, come qualunque altro essere vivente responsabile, lasciata assolutamente libera di scegliere come meglio disporre del proprio corpo, con l’unico invalicabile limite “libertario” posto dalla lesione di un altrui diritto, in questo caso quello del nascituro, a vedersi negata la possiblità di crescita (e persino conoscenza) dei propri genitori biologici, che vengono tutelati da una perversa legge sulla privacy, che gli consentirebbe di essere totalmente deresponsabilizzati nella propria paternità/maternità.

Donne: che limiti porre alle loro libertà?
DO NOT TREAD ON ME- SERPE DI GADSDEN

La capricciosa rivendicazione alla genitorialità di certe checche “isteriche”!!

Alle checche isteriche che sostengono che la genitorialità sia un “diritto” innegabile, ho solo una cosa da dire: avreste diritto alla genitorialità (non derivante da adozione, per quanto p.to anch’esso discutibile), laddove un domani doveste nascere con ovaie, utero e vagina, ma non per frutto di una scienza asservita all’eugenetica (per quanto in questo caso più che di “genetica del bello”, si dovrebbe debitamente far rfr a tale pratica come “genetica dell’abominevole aberrazione“), quanto bensì per un’evoluzione della specie umana in tal senso. Fino ad allora, dovrete frenare i vostri capricci consumistici in salsa nazi-comunista, Mengeliana.

Donne: che limiti porre alle loro libertà?
MENGELE

L’antiabortismo quale posizione logica, seppur da me non condivisa (almeno non in toto!!)

Ultimo della dissertazione presente, ma non per questo meno rilevante in termini d’importanza, è quello che definisco il gruppo degli antiabortisti. Queste persone si schierano “ineluttabilmente” dalla parte della vita umana, indipendentemente dalla volontà procreativa e dalle condizioni del feto.

A queste persone mi permetto di muovere un paio di critiche, che ritengo cruciali per il discernimento del da loro tanto osannato “diritto alla vita”: accompagnati o no che siate attualmente, se in un futuro entraste in una coppia, e la vostra compagna/moglie, subisse violenza sessuale e rimanesse incinta, cosa fareste? Sareste ostinatamente pro vita anche in tal caso? Coartereste la vostra compagna di vita a portare comunque a termine una gravidanza, anche sapendo che questo atto rappresenta per lei il reiterarsi della violenza stessa, se non persino peggio, trattandosi di crescere o lasciar crescere i propri geni ed il proprio DNA, misti a quelli di un violentatore?

Donne: che limiti porre alle loro libertà?
ABORTO 1

Il reiterare la violenza già subita dalla donna, con la costrizione a partorire un feto (che diverrà bambino), nato da un rapporto non consensuale.

Perchè, seguendo la vostra ideologia pro vita, voi state costringendo la persona che amate e con cui avete progetti per una vita futura insieme, ad annichilirsi, per il presunto bene supremo ed, a detta vostra inalienabile, che è la vita umana (sempre che si possa parlare di vita anche in caso di un feto, i cui organi vitali, per non parlare delle fattezze antropologico-somatiche, debbono ancora svilupparsi).

Seconda critica, se volete più opinabile della prima, ma di portata logico-emotiva per nulla indifferente, è la seguente: con le attuali tecniche di ecografia, è possibile venire a conoscenza di malformazioni fisico-psichiche del feto, ben prima che il parto abbia luogo.

I casi (per niente marginali) di feti nati con particolari malformazioni fisico-cerebrali, che non consentono loro nè alcuna garanzia temporale medio-lunga (come aspettativa di vita), nè alcuna garanzia di affrontare una vita in possibile serenità.

Se veniste a conoscenza che vostro figlio (maschile generico che intende esulare dal sesso del bambino) nascerà quasi certamente con una malformazione fisico-psichica, come ad ex. il caso della bambina “sirena” (se non erro affetta da spina dorsale bifida), o quella dei bambini nati con solo parte del cranio (encefalo compreso), per non parlare di quelli mancanti in toto o in parte di altri organi vitali, trovereste comunque doveroso farlo nascere, esponendolo così ad una prevedibile vita limitata (anagraficamente parlando) o ad una vita cerebralmente/fisicamente “handicappata” sin dalla nascita? Voi o chi per voi, nel caso decideste di renderlo adottabile, potrebbe anche amare tale bambino (che comunque difficilmente verrebbe adottato in caso di particolari handicap fisico/psichici), ma non trovate sarebbe maggiormente egoistico come atteggiamento, quello pro vita, che ne pretende la nascita, equiparando quando così non è, le condizioni dei nascituri, senza le dovute considerazioni genitoriali (per def. di esseri razionali, come dovrebbe essere qualunque uomo) in merito al benessere (materiale ed affettivo) del futuro neonato (per non menzionare la sua felicità)?

Donne: che limiti porre alle loro libertà?
BAMBINA SIRENA
Donne: che limiti porre alle loro libertà?
BAMBINO CON ENCEFALO PARZIALE

Senza contare il fatto che la vostra posizione costringerebbe chiunque abbia concepito un bambino (feto) a darlo alla luce in qualunque delle suddette circostanze, non tenendo affatto in considerazione l’eventuale volontà dei genitori a non rendere adottabile il “frutto” dei propri corredi cromosomici (geni/DNA), e a vedersi in tal caso “costretti” a crescere un figlio affetto da handicap?!?

Le critiche razionali e logiche al mio pensiero e l’intrinseca insolvibilità di così nevralgiche controversie su questi “aspetti sociali”!!

Cercando di essere sempre scettico e critico su qualunque pensiero venga espresso, per capirne al meglio le posizioni portate e/o assunte dall’interlocutore, ed essendo orgogliosamente libertario fino al midollo, sottolineo che, quanto sopra ho scritto in questo art. che ho sentito la necessità umana di condividere con voi, rappresenta il mio pensiero, indiscutibilmente logico, ma umanamente opinabile.

Infatti da un p.to di vista libertario, razionale, logico (basato esclusivamente sul libero mercato), sarebbero sostenibili anche le seguenti posizioni, rispettivamente elencate (che non riguardano in alcun modo la prima delle sopra menzionate categorie, rappresentando questa una vergognosa inaccettabile volontà di limitazione dell’altrui libertà!!).

  • in rfr alla diatriba riguardante l’utero in affitto, sarebbe anche sostenibile, con logica di fondo, il fatto che i bambini sono “merce”, commissionabili in ogni loro carattere (al pari di un vero e proprio animale corredato di pedigree), e dunque commerciabili al pari di ogni altro “bene”: sarebbe infatti tutta da dimostrare l’accusa che son certo molti di voi mi rivolgeranno, inerente il fatto che la crescita del bambino possa subire contraccolpi negativi, derivanti dalla “mercificazione” (compravendita), lato sensu, dello stesso (ndr: con questo non s’intende affatto che si possa disporre del bambino a proprio piacimento: ergo, alcun atto di abuso fisico o di pedofilia, non sarebbero assolutamente ammissibili!! Allo stesso modo, anche in caso di “acquisto” del futuro bambino, sia che ciò avvenga su commissione, che in caso contrario, non potrebbe in alcun modo essergli negata la possibilità di conoscere i suoi genitori biologici, ASSOLUTAMENTE REI, A MIO PERSONALE (E NON PRETTAMENTE RAZIONALE) GIUDIZIO DI AVER VENDUTO IL NASCITURO PER SODDISFARE UN PROPRIO EGOISTICO CAPRICCIO ECONOMICO!!)
Donne: che limiti porre alle loro libertà?
NO PEDOFILIA
Donne: che limiti porre alle loro libertà?
NO ABUSI SU MINORI

Ps: quanto sopra ho sostenuto, non rappresenta in alcun modo la mia posizione in merito alla vita ed ai diritti dei neo nascituri, ma una constatazione meramente razionale del fatto che un bambino non sceglie di venire al mondo (sia che uno si basi sull’evoluzione della specie darwiniana, sia che uno creda nel creazionismo, fatto del tutto irrazionale di per sè), in nessun caso. Ciò non toglie che la capacità di procreare la posseggano esclusivamente coppie etero e che la gravidanza sia un aspetto in tutto e puramente attinente alla donna: questo, tuttavia, pur scientificamente precludendo la possibilità a qualunque coppia gay di procreare, non trova alcun raziocinio corroborante la teoria secondo cui un bambino cresce meglio nella propria famiglia biologica, piuttosto che in una “famiglia putativa” e non biologica di persone che lo amano e/o gli possono garantire una condizione di “agio” economico.

Esistono caterve di studi che sostengono che le coppie gay siano migliori (in media) rispetto a quelle etero, come ambiente di crescita per un bambino in maniera equilibrata, frutto di una maggior serenità ambiental-familiare. Personalmente ritengo che detti studi pseudo-scientifici lascino il tempo che trovano, in quanto spesso e volentieri, sono stati commissionati, come su moltissimi altri temi “sociali” così altamente dibattuti, da forti gruppi d’interesse, a sostegno della propria teoria, da realizzarsi tramite legiferazione degli organi ad essa preposti.

  • Per quanto riguarda, invece, il terzo p.to, inerente la scelta volontaria e razionale di una donna adulta (e quindi “razionale” per def.) se interrompere o meno una gravidanza, indipendentemente dalle motivazioni, anche qualora fossero futili, che la conducono a farlo, mi rendo perfettamente conto che alcune persone (forse una maggioranza), ritengano tale non una scelta della donna, in quanto essere pensante e per def. raziocinante, quanto piuttosto un vero e proprio omicidio, ad ora legalizzato in quasi tutto l’Occidente.

Pur trovando comprensibile la loro posizione, in quanto si tratta di decidere della vita di un terzo “soggetto”, trovo altresì che non si possa equiparare un essere umano non perfettamente sviluppato (in quanto ancora in uno stadio fetale), ad uno, non solo già nato (la partoriente), ma anche pienamente formato e cerebralmente sviluppato.

A presto per nuovi, spero interessanti, editoriali scritti dal sottoscritto, Tommaso Rossi, che mi auguro troverete quantomeno fonte d’ispirazione per edificanti dibattiti riguardanti alcune delle tematiche controverse inerenti la vita umana. Ciò non significa che dobbiate concordare con le mie posizioni, anzi, so già, ad ex., che questo art. porterà a molte discussioni (anche accese) e ad epiteti non proprio gradevoli, diretti al sottoscritto, ma quanto appena espresso rimane proprio il mio auspicio, perchè si tratti in maniera totalmente razionale e logica anche di queste tematiche libertariamente (e quindi, per def., razionalmente e logicamente) insolubili.

Un abbraccio a chi mi ama, ma uno ancora più forte a chi mi odia,

miei sempre ben voluti lettori!!=)

E ricordatevi di sorridere sempre!!=)

TR

 

 

No share, No gain!!;)
Tommaso Rossi
sono uno studente di 22 anni dr. in economia e finanza che ama tenersi aggiornato ed approfondire tali tematiche con una prospettiva globale e varia.
http://floodnews.net

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