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Bill Gates e l’ipocrisia comunista

BILL GATES

Non potevo mancare di scrivere il primo di una serie di articoli sull’ipocrisia dei miliardari, partendo proprio dal n°1 della classifica in termini di patrimonio, e direttamente proporzionale quanto a ipocrisia socio-comunista mendacemente perorata: Bill Gates.

I miliardari sostenitori del socio-comunismo, che detengono patrimoni esorbitanti

Forse, molti di voi, rimarranno allibiti di fronte a quanto sto per dire, ma esistono fior di miliardari, uno fra i tanti, Bill Gates, che hanno fatto del mendace sostegno alle ideologie socio-comuniste, una, se non la più potente arma del marketing odierno.

E cosa può esserci di meglio, se non cominciare questa dissertazione proprio con l’uomo più ricco al mondo, che detiene questo incredibile ed encomiabile primato dall’ormai lontanissimo ’96, eccezion fatta per gli anni 2008/2010/2011 e 2012?

Bill Gates, padre nobile della moderna informatica con la I maiuscola, è stato indubbiamente un pioniere nel campo dell’innovazione e tutt’oggi continua a cimentarsi in progetti incredibili, oltre che aver costituito la fondazione Bill & Melinda Gates, a scopo filantropico.

Per cui la domanda sorge spontanea: come puoi tu, Tommaso Rossi, dalla umile posizione che ricopri, o ambisci a rivestire in questa società, sostenere che questo magnate dell’Informatica moderna è un comunista?

Vi basterà effettuare una banalissima ricerca su Google, ed accedere a quella, che se non erro, rappresenta il terzo risultato di ricerca con le parole chiave Bill Gates.

The Gates Notes rappresenta un blog personale di riflessioni e attività intraprese da Bill Gates nel corso degli anni, che vanno dalla filantropia, spaziando attraverso “l’innovazione energetica“, fino ad arrivare a considerazioni personali del miliardario su di una serie di libri (la maggior parte dei quali viene caldeggiata come una sorta di “consiglio di lettura“).

Il panegirico del manuale neo-marxista di Thomas Piketty

Vi invito anzitutto a prendere visione tra i libri del trattato pseudo-economico, da illitterato del settore di Thomas Piketty, che va sotto il nome di “Capital in the 21° Century“.

Bill, dopo aver affermato di aver letto questa corposissima dissertazione economico-sociale, su consiglio di “amici”, scrive nero su bianco le riflessioni riportate nel seguente screenshot:

BILL GATES SU THOMAS PIKETTY 1
BILL GATES SU THOMAS PIKETTY 1

Ora, la domanda che sorge spontaneo porsi, è: dato che son certo Bill Gates sia una persona intelligente e con una capacità intellettiva di tutto rispetto, come mai parla del manuale socio-comunista di Piketty, quasi fosse un modello da emulare? Crede davvero che ci debbano essere governanti a scegliere le sorti di quelli che impropriamente vengono denominati “cittadini“, ma che in realtà son solo sudditi, anche per coloro che non vogliono delegare coartatamente alcuna prerogativa propria a terzi? Crede davvero che, ammessa e non concessa la visione biblica per cui tutti gli uomini sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, questi siano uguali?

Mi spiego meglio: naturalmente sono concorde nel sostenere che tutti gli uomini debbano nascere con pari diritti: ciò, tuttavia, non è affatto sinonimo del fatto che i figli di una famiglia non abbiente debbano essere agevolati proporzionalmente al livello d’indigenza della famiglia, mentre quelli di una famiglia abbiente, debbano essere disincentivati, quasi fosse criminale avere natali agiati?

Ed inoltre: come può essere sinceramente convinto del fatto che il capitalismo, se non regolato, il che lo pone su un gradiente più o meno marcato di comunismo, sia dannoso per il benessere della società?

Come ogni persona dotata di capacità raziocinante, Gates non posso credere non sia a conoscenza del fatto che ricchezza e prosperità per uno, creano anche ricchezza e prosperità per gli altri, dall’imprenditore stesso impiegati.

Se anche vi fosse un processo di accumulazione dei patrimoni, tanto che gli uomini più ricchi al mondo, arriveranno a detenere una sempre maggior fetta del PIL mondiale, tendenza empiricamente riscontrabile nella storia contemporanea, allo stesso modo vi sarebbe una proporzionale creazione di ricchezza, che gioverebbe a tutta la società.

Il tutto, naturalmente, sarà quanto più efficiente ed effettivo, quanto minore sarà l’intervento dello stato (entità assurta quasi a ruolo metafisico) nell’economia, sia in termini fiscali, che in termini di regolamentazione.

Infatti, non ci vuole una laurea, per arrivare a constatare il fatto, dati alla mano, che minore risulta essere l’intervento statale nell’economia, più alto sarà il livello di occupazione e, maggiore sarà il livello di concorrenza, minori saranno i costi per i fruitori dei beni/servizi.

Gli stati, con i governanti che si alternano, il monopolio nella legiferazione, nella imposizione di tributi, nella presunta “amministrazione” di una giustizia (imposta!!), e nell’esercizio della forza armata in maniera monopolistica o nettamente predominante, si pone infatti intrinsecamente come distruttore di ricchezza, e dunque benessere e posti di lavoro.

Basti pensare al caso italiano: se i privati potessero in toto regolarsi tra di loro tramite contratti, non aventi vincoli nè nella sostanza nè nella forma, sparirebbe qualunque voce di spesa imputabile alla politica, declinata ai suoi vari livelli (ben oltre i 20 miliardi/annui di risparmio!!); se la gente potesse in totale deregolamentazione possedere un’arma, ed usarla senza timore alcuno di persecuzione giudiziaria, a difesa della propria persona e della propria proprietà, sarebbero enormemente ridotte le cdd. spese di sicurezza (anch’esse ben oltre i 20 miliardi l’anno!!); se le famiglie potessero scegliere il miglior tipo d’istruzione per la prole, fino al compimento della maggior età, in un regime non monopolistico, come quello attuale, ma bensì perfettamente concorrenziale, non solo il livello di formazione medio ne gioverebbe enormemente, ma il tutto avverrebbe con una drastica riduzione di costi complessivi a carico delle famiglie; lo stesso dicasi per il sistema sanitario: se non vi fosse un monopolio o una posizione dominante, a seconda dei casi, de iure o de facto, starebbe alla discrezionalità del singolo scegliere quali terapie seguire, sentiti i pareri discordanti dei medici, e potrebbe intraprendere la stessa terapia, ora dispendiosissima per il pubblico, a costi infinitamente inferiori.

Senza contare l’indebito sistema del cdd. welfare state, da me ribattezzato warfare state, per cui ci sono vari enti mafiosi, che vanno dall’INPS, all’Enpam, alle casse di devoluzione obbligatoria per gli studi di settore, imposte da quel rapinatore mendace di Prodi (democraticamente eletto!!), che lucrano dell’attività di parassitismo in regime di monopolio assoluto, foraggiando decine di migliaia di inutili dipendenti, e arbitrariamente stabilendo, non solo l’età a cui si potrà andare in pensione, ed il suo ammontare, completamente indipendente dai contributi versati, ma anche come ripartire l’ammontare complessivo, già introitato, con questo sistema di furto legalizzato.

Questo articolo rappresenta solo l’incipit dell’ipocrisia Gates, parte di quella che diverrà una ben più folta trattazione sull’ipocrisia ostentata tra alcuni dei più grandi miliardari contemporanei, tra panegirici del socio-comunismo,  delle rinnovabili (economicamente dissennate, ma presentate come conditio sine qua non il progresso economico-sociale non possa realizzarsi!!).

A seguire tratterò anche altri miliardari, più o meno ipocriti, tra cui Mark Zuckerberg, co-fondatore e CEO di facebook, Richard Branson, Warren Buffett ed altri..se interessati a conoscere il sequel, iscrivetevi alla newsletter, per non perdere i prossimi articoli!!=)

Tommaso

No share, No gain!!;)
Tommaso Rossi
sono uno studente di 22 anni dr. in economia e finanza che ama tenersi aggiornato ed approfondire tali tematiche con una prospettiva globale e varia.
http://floodnews.net

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