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Egitto: tra archeologia e dittatura

EGITTO: RETRO DELLA MASCHERA AUREA DI TUTANKHAMON ESPOSTA AL MUSEO DEL CAIRO

L’Egitto, una terra ricchissima di storia (documentata dai continui ritrovamenti archeologici!!).

Poco più di un mese fa, il ministro per i “beni culturali” egiziano, ha annunciato, dopo che già si erano effettuate delle prime rilevazioni lo scorso novembre, che in effetti sono presenti almeno altre due camere sepolcrali, che erano rimaste celate dietro alla ricchissima camera sepolcrale di Tutankhamon per parecchi decenni. Le ipotesi avanzate sono diverse anche tra gli “addetti al settore”: chi sostiene che si tratti della camera sepolcrale della celeberrima regina Nefertiti, di cui ad oggi si ha di certo solo la scultura del volto, gelosamente serbata dai primi del ‘900 al Neue Museum di Berlino, e morbosamente custodita dal nazismo, dopo che il Fuhrer in persona l’aveva indicata come “fulgido” esempio di bellezza femminile dai lineamenti ariani (paradossale, se pensate che la regina Nefertiti era di origini semite!!).

 Scoperte altre due camere sepolcrali nel “palazzo” ipogeo di Tutankhamon, con ogni probabilità appartenenti alla madre, concubina del faraone, o ad una delle 2 sorellastre.

Chi, invece, ritiene ben più probabile, e tra questi il ministro ai beni culturali dell’attuale governo egiziano, che si tratti delle camere sepolcrali della madre di Tutankhamon, che con ogni probabilità si ritiene non fosse altro che una delle numerose amanti del faraone, o di una delle sorellastre.

Qualunque cosa riveleranno le due camere rilevate di cui, ancora ad oggi, si conosce solo l’esistenza, certo è che si tratterà dell’ennesima sensazionale scoperta in Egitto, terra ricchissima di templi pagani, piramidi, camere sepolcrali sfingi e città intere, riccamente adornati di raffigurazioni storiche e geroglifici più o meno ben conservati, che raccontano la storia millenaria dei regni di queste sedicenti “divinità” del passato.

Egitto: tra archeologia e dittatura
VOLTO DI NEFERTITI AL NEUE MUZEUM DI BERLINO, MA RINVENUTA IN EGITTO

L’Egitto del post Primavere Arabe.

Se da un lato l’Egitto appare come una delle nazioni più ricche non solo di storia e di monumenti architettonici imponenti, che hanno ben pochi rivali a livello mondiale, ma anche di tesori aurei, scultorei, e raffigurativi, di valore “intrinseco” senza paragone, dall’altro è anche una terra dilaniata da una vera e propria guerra civile, che si protrae dall’ormai lontanissimo (almeno in termini storici) 2011, anno in cui fu costretto a scappare, prima di essere arrestato, l’ex Presidente egiziano Mubarak, accusato da molti di aver dispoticamente governato il paese per un pieno trentennio, succeduto ai precedenti due governi, cosiddetti dei “generali e dei colonnelli”, che tiranneggiarono il paese dal lontanissimo ’52.

Il primo di questi, Nasser, che di fatto regnò dal ’52 al ’70, fu senza dubbio il più disastroso di questi: mosso da forti sentimenti anticapitalisti, il generale, provvide all’abrogazione totale della proprietà privata, e non soddisfatto nel limitarsi a questa politica economica nazi-comunista, si prodigò in salassi economici dettati dalle sue forti ambizioni imperialiste, che lo videro opporsi, in ordine, a Siria, Israele e Yemen.

Se la precedente era monarchica, per quanto piena di difetti, aveva posto l’Egitto, nell’ormai lontanissimo ’52, in una condizione di ricchezza complessiva equivalente a quella della Corea del Sud, le successive decadi di regni dei generali/colonnelli furono a dir poco disastrose: le politiche nazi-comu-stataliste portarono il paese ad un crollo della ricchezza pro capite; al massiccio indebolimento del privato, rispetto ad uno stato totalitario, rapinatore, monopolista; all’aumento vertiginoso della popolazione, che passo dai “soli” 20 milioni del ’52, agli attuali 83 milioni, con trend in costante e umanitariamente tragica crescita; al costante rafforzarsi dell’ideologia distruttrice e nefasta dell’Islam.

Queste decadi trascorse sotto i regimi nazi-comu-totalitari dei generali/colonnelli si sono chiusi in quello che appare ormai come un remoto, per quanto prossimo, passato: infatti, ad inizio del 2011, la sempre crescente voracità di ricchezza e potere del Presidente Mubarak, che intendeva lasciare la Presidenza al figlio, come in una vera e propria dinastia regnante, si scontrò con l’opposizione agguerritissima dei colonnelli, che riuscirono, grazie ai moti di protesta di decine di migliaia di persone, stanziali in Piazza Tahrir, come in molte altre piazze del paese, ad ottenere la fuga dell’allora presidente a Sharm, prima che fosse deposto, arrestato, e condotto a processo.

I mesi che seguirono la prima rivolta del febbraio 2011 in Piazza Tahrir, furono di chaos assoluto, in un perenne climax ascendente.

Un mese dopo la deposizione coatta di Mubarak dalla Presidenza del più popoloso paese islamico del Nord Africa, gli stessi che avevano protestato la propria ira contro l’ormai deposto ed arrestato Mubarak, scesero nuovamente in Piazza Tahrir, divenuta simbolo della rivolta egiziana (ahimè andata a buon fine), per opporsi al neo-instaurato regime di militari, che aveva in precedenza voltato le spalle al trentennale presidente, reo per loro di accentrare un inusitato potere nella mani sue e dei familiari, con l’espressa volontà di lasciare le redini del paese nelle mani del figlio (istituendosi di fatto come una nuova casa regnante!!), invece che permettere ai generali/colonnelli di cooptare nuovamente il capo dello stato, come era avvenuto dal lontanissimo 1952.

I principali oppositori al non democraticamente eletto regime di militari, che aveva avuto un ruolo chiave nella destituzione di Mubarak, furono non tanto egiziani istruiti, laici, liberali e filo-Occidentali, quanto piuttosto la ben più perniciosa Fratellanza Musulmana, che era stata duramente repressa nel trentennio del presidente deposto.

La guerra civile si protrasse settimana dopo settimana, fino a quando il regime di militari che si era insediato, non eletto, dalla deposizione di Mubarak, non decise di placare l’accesissimo dissenso, indicendo a fine 2011 nuove elezioni, che avrebbero avuto luogo l’anno successivo a fine maggio (1° turno), e metà giugno (2° turno). Le elezioni videro la contrapposizione di numerosissimi partiti politici, del più disparato orientamento.

La maggioranza relativa, ottenuta con meno di 1/4 dei voti del n° totale di votanti, fu ottenuta dalla Fratellanza Musulmana, guidata da Mohamed Morsi, dopo che era stato incarcerato dai militari il “naturale” leader del partito islamista, Khairat El-Shater.

Occorre tuttavia ricordare il risultato complessivo delle elzioni egiziane, che mostra una politicamente disastrosa frammentarietà: infatti ad un soffio dai fratelli musulmani, staccati di poco più di un p.to percentuale, si posizionò il primo dei numerosi partiti “indipendenti”; in terza posizione, con il 20.7% dei voti, si classificò il cdd. Partito della Dignità; numerosi altri voti furono spartiti tra altri due partiti “indipendenti”, che ottennero rispettivamente, ca il 17.5% dei consensi, e l’11%.

A questa incredibile frammentazione politica, è seguito un brevissimo governo Morsi, deposto il 3 luglio 2013, dopo che dal novembre dello stesso anno dell’avvenuta elezione (2012), aveva avuto contrapposto un sempre crescente moto di opposizione, noto come Tamarrud.

Ancora una volta, dall’ormai lontanissimo ricordo, perduto nella notte dei tempi, della deposizione dell’ultimo grande faraone, garante di pace e sicurezza, Mubarak, il “colpo di stato” fu posto in essere dai militari, che posero l’ormai ex presidente Morsi, insieme a suoi ministri e collaboratori, agli arresti domiciliari, onde prevenire ogni suo eventuale esilio volontario all’estero.

La situazione dei giorni seguenti si dimostrò ancora una volta catastrofica, con violenti scontri in tutte le principali piazze del paese, che portarono all’uccisione di svariati militanti della fratellanza musulmana, a centinaia e centinaia di feriti in tutto il paese, e ad altrettanti arresti.

A quasi un anno dalla deposizione da parte del regime dei militari, unico vero detentore del potere nel paese, del presidente eletto a capo del partito dei Fratelli Musulmani, Morsi, l’8 giungo 2014 assume la carica di Presidente di questo mastodontico e geopoliticamente assai rilevante paese islamico, al-Sisi.

Nell’anno “transitorio”, dalla coartata deposizione di Morsi, alla presa di potere, senza alcuna elezione democratica (al pari dell’Italia!!) di al-Sisi, Amnesty International, Associated Press ed altre ONG ed agenzie di stampa internazionali, hanno segnalato numerosi casi di gravissima violazione dei diritti umani.

Gli arresti avvenuti nel solo anno di transizione ammonterebbero ad un numero indefinito, che parrebbe aggirarsi intorno alle 40,000 persone. Stupri, torture, abusi della polizia, incarcerazioni senza alcuna accusa ufficiale e processi sommari, si verificherebbero a decine di unità al giorno.

415 sono state dal febbraio 2014 al gennaio 2015 le sentenze di condanna a morte per altrettanti oppositori del regime. Secondo quanto riportato da Wikipedia Italia, che cita come fonte primaria, l’ONG di caratura internazionale di Reporter Senza Frontiere, l’Egitto avrebbe scalato la classifica dei paesi per numero di giornalisti imprigionati dal governo, assurgendo alla seconda posizione.

Sempre secondo quanto riportato da Wikipedia Italia, che ha riportato le informazioni divulgate da Human Rights Watch, 47 sarebbero le persone morte, sotto detenzione, nei primi sei mesi del 2015; 209, quelli deceduti per “negligenze mediche”; e, nei soli primi 4 mesi del 2016, i condannati a morte ammonterebbero ad oltre 3,000 persone!!

L’avvento del 2016 ed il caso Regeni

Nel solo primo quadrimestre di questo nuovo anno, la situazione nel paese, non ha fatto altro che deteriorarsi: oltre alle 3,000 condanne a morte già eseguite, nella migliore delle ipotesi, a seguito di processi sommari, vanno annoverati 16,000 feriti da scontri armati con le forze di polizia e l’esercito, e 17,000 arresti, stando a fonti ufficiali.

Oltre 1,550 sarebbero i casi documentati di tortura, tra cui il raccapricciante caso di Giulio Regeni, ricercatore italiano 28enne, ripetutamente torturato e poi ucciso, pare, da un violento colpo alla nuca.

Purtroppo il caso Regeni non parrebbe affatto essere isolato in questo scenario tragico sui diritti umani in Egitto, stilato da Amnesty International: sarebbero 464 (dati assolutamente da accertare!!) le persone scomparse nel 2015..oltre, a come già in precedenza detto, a centinaia e centinaia di giornalisti incarcerati senza processo alcuno, ed alle svariate centinaia di casi di tortura “denunciati” dalla ONG!!

 

No share, No gain!!;)
Tommaso Rossi
sono uno studente di 22 anni dr. in economia e finanza che ama tenersi aggiornato ed approfondire tali tematiche con una prospettiva globale e varia.
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