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Gay: una panoramica dell’omosessualità nel mondo

OMOSESSUALI IMPICCATI IN IRAN

Vi siete mai chiesti cosa significhi essere omosessuali nei vari paesi del mondo? Vi siete mai chiesti cosa possa a tutt’oggi comportare dirsi gay, o essere accusati di pederastia in nel 2016?

CONDIZIONE GAY NEL MONDO (2013)
CONDIZIONE GAY NEL MONDO (2013)

Secondo questo estremamente eloquente planisfero, riportato dal Guardian nell’anno 2013, ecco un’immagine molto nitida di cosa significasse e, tutt’ora significhi, essere gay e/o dichiararsi tali, in una quantità esorbitante di paesi nel mondo.

1) Essere gay nell’Africa, a stragrande maggioranza islamica.

Il continente africano è, insieme al mastodontico continente asiatico, il più flagellato da legislazioni omofobe, che portano, nella migliore delle ipotesi, all’incarcerazione dei gay per svariati anni, mentre nella peggiore, mio malgrado, alla tortura/pena di morte per gli stessi.

Sebbene si fatichino a trovare dati univoci nei media internazionali, da un confronto tra alcuni dei più autorevoli, ecco ciò che emerge: Nord Sudan,  Somalia (unificata nel 1960, a partire dalle due realtà coloniali del nord britannico e del sud italiano), Nigeria (nella stragrande maggioranza delle regioni del paese a netta maggioranza musulmana) e Mauritania, sono i 4 paesi africani dove l’omosessualità viene punita per legge con la pena di morte.

In altri paesi del continente nero, nello specifico Sierra Leone, Uganda, Burundi, Tanzania, Zambia, l’omosessualità è legalmente punibile con una pena detentiva che va da un minimo di 14 anni di galera, fino all’ergastolo.

In altri ancora, forse la maggioranza relativa nel continente africano, tra cui Marocco, Algeria, Tunisia, Senegal, Gambia, Guinea, Liberia, Ghana, Togo, Camerun, Sao Tomè e Principe, Angola, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Malawi, Mauritius, Comore, Seychelles, Kenya, Etiopia, Sud Sudan, Eritrea, l’omosessualità viene legalmente perseguita con la reclusione fino a 14 anni.

Nella rimanente parte dei paesi che compongono il continente cosiddetto nero, o la legge non si esprime in merito, lasciando alla discrezionalità più assoluta dei vari governi che si avvicendano, o sono previste sanzioni civili e/o penali, in misura estremamente variabile. Di questi paesi fanno parte (in ordine decrescente in termini di persecuzione): Libia (situazione in continuo divenire, dati i due governi nel paese, a cui si aggiungono le milizie di quei porci dell’ISIS), Egitto (che tiene a riguardo un comportamento molto ondivago, sebbene negli ultimi tempi indubbiamente persecutorio), Lesotho, Swaziland (entrambe enclavi della gigantesca federazione sud africana), Namibia, Rep. Centrafricana.

Rimangono poi numerose realtà nazionali, i cui dati non sono pervenuti. Queste nazioni sono: Burkina Faso, Djibouti, Guinea Equatoriale, Guinea Bissau e Mali.

Invece, rientrano nella “categoria” dei paesi in cui è “diversa l’età del consenso per omosessuali”, i seguenti: Benin, Chad, Congo, Costa D’Avorio, Gabon, Madagascar, Rwanda.

Invece, per completare la dissertazione sul cdd. continete nero, paesi come Capo Verde e Sud Africa hanno legislazioni che “vietano la discriminazione in base all’orientamento sessuale”; legislazioni che paradossalmente sono entrate pure in vigore in altri dei sopra menzionati paesi, in cui tuttavia l’omosessualità, per altre leggi, viene perseguita. Tra questi vale la pena di ricordare: Botswana, Mauritius, Seychelles.

Ecco a voi di seguito questo magnifico grafico, realizzato da datajournalism.it riguardante le legislazioni dei paesi africani per ciò che concerne l’omosessualità.

LEGISLAZIONI SULL’OMOSESSUALITA’ NEI PAESI AFRICANI

2) Essere gay in Medioriente

Questa tanto travagliata area del globo, merita indubbiamente una riflessione ad hoc, anche in materia di legislazioni sull’omosessualità degli innumerevoli paesi che la costituiscono.

Anche qui, purtroppo, le teocrazie, sia sciite, come l’Iran, che sunnite, come l’Arabia Saudita, ed i paesi a maggioranza sciita, ma con governo sunnita, lo Yemen, la fanno tragicamente da padrone assolute.

I succitati paesi, infatti, prevedono tutti la pena di morte per chiunque venga colto in flagranza di rapporto omosessuale: cosa drammatica, se si considera che le legislazioni di questi tre macroscopici stati arabi, si vanno ad aggiungere alle già sopramenzionate legislazioni di Nigeria, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland, ed a quella pakistana.

Secondo l’ONG Human Rights Watch, la nazione che esegue il più elevato numero di condanne a morte per chiunque venga colto in rapporti omosessuali, è l’Iran, che dall’ormai lontanissima rivoluzione verde del ’79, avrebbe ufficialmente eseguito oltre 4000 condanne a morte di presunti rei di atti omosessuali.

Tale raccapricciante primato è tuttavia costantemente conteso dall’altra massima superpotenza islamica, contrapposta all’Iran, che è l’Arabia Saudita. Nel 2015, le esecuzioni ufficiali  nella monarchia sunnita, sono complessivamente state 158, rendendola, a detta dell’ONG “Nessuno tocchi Caino”, la nazione col primato di esecuzioni in rapporto al numero totale di abitanti.

Tuttavia le due superpotenze petrolifere, ormai sempre più rilevanti anche a livello mondiale, cui si aggiunge lo Yemen, non sono le uniche nella regione a perseguire l’omosessualità legislativamente, sebbene rimangano le uniche ad applicare per legge la pena di morte per un simile “reato”.

In Siria e Libano, infatti, l’omosessualità viene punita per legge con la detenzione fino a 14 anni.

In altri popolosissimi paesi a guida islamica, tra cui  il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Bahrain (limitatamente all’omosessualità maschile), e l’Oman, le leggi sull’omosessualità o non esistono, o rimangono decisamente lacunose, lasciando ampi margini di manovra per sanzioni pecuniarie, abusi costanti delle forze di polizia (pulizia) e di gruppi omofobi militanti, e detenzioni, che possono arrivare in certi casi ai 14 anni di carcere.

In Turchia, pur non esistendo leggi che condannano la sodomia, la comunità LGBT è comunque spesso “vittima” della legge sulla moralità, che prevede di adempiere a regole di “buon costume” in luogo pubblico (essendo questo un escamotage che ha sempre più spesso condotto ad abusi da parte delle forze di polizia ed arresti di attivisti per i diritti gay).

A Gaza, in pieno territorio palestinese, così come in Bahrain, è vietata per legge la sodomia tra soli uomini.

In Giordania, Afghanistan ed Iraq, invece, l’omosessualità non costituisce reato, anche se va ricordato che solo nella prima delle nazioni di questo elenco, i diritti della comunità LGBT vengono largamente rispettati, mentre nel chaos più assoluto delle guerre civili sia in Afghanistan che in Iraq, frequenti sono i pestaggi, che culminano anche in omicidi, di matrice omofoba.

In tutta l’immensa ed atavica polveriera mediorientale, la situazione della comunità gay, oltre alle altre ben più cospicue minoranze, è enormemente aggravata dall’instaurarsi da ormai oltre 4 anni a questa parte del sedicente stato islamico, che ha già compiuto centinaia e centinaia di esecuzioni di uomini accusati di sodomia.

Sempre per quanto riguarda l’Asia, spostando lo sguardo più a nord, occorre menzionare anche le ex Rep. Socialiste Sovietiche dell’Azerbaijan, Turkmenistan ed Uzbekistan: tutte prevedono infatti per legge la carcerazione per una pena detentiva che può arrivare fino ai 14 anni.

Proseguendo poi questo itinerario metaforico verso Oriente, per ciò che concerne le legislazioni che sanzionano l’omosessualità, non possiamo mancare di menzionare le vergognose legislazioni di altri 4 paesi a nettissima maggioranza islamica, il Pakistan, il Bangladesh, la Malaysia e Brunei, in cui essere gay comporta pene detentive che vanno da un minimo di 14 anni, all’ergastolo.

Pene detentive fino a 14 anni di reclusione, anche in Sri Lanka, Myanmar (sperando che con la neo-eletta presidentessa Aung San Suu Kyi le cose possano prestano migliorare per la comunità LGBT di questa nazione, rimasta per decenni in mano ad una dittatura militare di stampo comunista), Palau, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Nauru, Kiribati, Tuvalu, Samoa, Isole Cook e Tonga, Isole Fiji.

Altre nazioni, anche se enormemente beneficiarie in termini economici di un turismo di massa, sempre più pronunciato, ma che conservano legislazioni persecutorie nei cfr. della comunità LGBT, risultano essere le Maldive, le Province di Aceh e Sud Sumatra, e Singapore, dove si prevede il carcere per il reato di sodomia, di durata e modalità della pena imprecisata.

Necessitano inoltre di essere menzionate le leggi estremamente repressive nei confronti dell’omosessualità, anche in paesi dell’America Latina, a partire dal Belize, passando attraverso Barbados, Giamaica, Grenada, Trinidad e Tobago, fino a scendere in Guyana, ultimo avanposto con legislazione omofoba in Sud America.

Bisogna, a dover di cronaca, menzionare che anche nell’immenso e sovrappopolatissimo Sub-Continete indiano la sodomia costituisce a tutt’oggi reato in termini di legge, avendo la Corte Suprema di questo disgustoso paese bocciato il ricorso del governo per la depenalizzazione di una legge del 1860, quando l’India era ancora parte del Commonwealth inglese.

Molto lievi, e assai raramente applicate, risultano invece essere le leggi che penalizzano l’omosessualità nel paese hymalaiano del Buthan, dove si può finire in carcere per sodomia per un periodo che va da un mese ad un anno.

L’Europa dell’est, precedentemente saldamente in mano al blocco sovietico, ad oltre 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, continua ad essere fortemente illiberale in materia di diritti da garantire a coppie gay.

Infatti, anche nella tanto decantata patria di presunti “diritti” l’UE, sono numerosissime le nazioni che non riconoscono alcuna forma di unione civile a coppie dello stesso stesso.

Tra di essi ricordiamo la cattolicissima Polonia, la Lituania, la Lettonia, la Romania, la Bulgaria e la Rep. Slovacca.

Mentre, parte centrale del mastodontico continente eurasiatico, e zoccolo duro in materia di non riconoscimento di alcun diritto per coppie omosessuali,  sono le seguenti nazioni: Principato di Monaco, Città del Vaticano, Serbia, Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Repubbliche macedone, ucraina e moldava.

Procedendo in territorio asiatico, assoluto non riconoscimento di coppie omosessuali da parte degli stati ex Sovietici, si riscontrano in Bielorussia, Russia, Georgia, Armenia.

Per concludere questa inenarrabile carrellata, bisogna terminare con la menzione di Gibilterra e Far Oer che, per quanto piccole o piccolissime realtà, non riconoscono alcun diritto alle coppie di fatto.

No share, No gain!!;)
Tommaso Rossi
sono uno studente di 22 anni dr. in economia e finanza che ama tenersi aggiornato ed approfondire tali tematiche con una prospettiva globale e varia.
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