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LGBT: l’ipocrisia illiberale della gaystapo!!

LA GAYSTAPO SCHIACCIA LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE

Gaystapo: questo il neologismo da me coniato, e rigettato ipocritamente dall’illiberale Wikipedia, inerente l’insieme di rivendicazioni legiferanti della comunità LGBT in materia di presunti “diritti”, di cui, la parte più mediaticamente esposta della comunità gay, si fa portatrice.

Quali diritti e quali, invece, rivendicazioni?

Bisogna fare una scrematura totale e netta di quelli che rappresentano diritti, pertanto giustamente rivendicati dalla comunità gay, e quelli invece che si configurano come becere rivendicazioni di capricci, volti ad impartire un ordine mondiale/Weltanschauung, o una sovversione della natura antropologico-scientifica della realtà.

Ai primi fan certamente capo i sacrosanti diritti a disporre del proprio corpo e dei propri beni come meglio si ritiene, senza che in ciò vi sia, come peraltro dovrebbe accadere nel caso degli etero, alcuna intromissione statale/governativa.

Non vi dovrebbe dunque essere alcuno stato/ente governativo che legiferano in materia di contratto matrimoniale (la cui nomenclatura è essa stessa discutibile!!) e/o di patti ad esso precedenti, che ne stabiliscano le clausole di validità o cessazione dello stesso.

Altresì, non vi dovrebbe essere alcuno stato/ente governativo, che sceglie come un individuo potrà scegliere la disposizione dei propri lasciti testamentari (nè nella forma, nè nelle eventuali clausole per la fruizione, nè nei beneficiari di tali lasciti e nell’ammontare di ciascuno degli stessi!!).

Alla seconda categoria, quella delle rivendicazioni, di cui una consistente parte della comunità LGBT si fa disonestamente  portavoce (quasi fossero richieste avanzate nella loro interezza dal totale della comunità gay, cosa assolutamente non rispondente a realtà!!), appartengono invece i seguenti aspetti: la rivendicazione, quasi fosse un “diritto“, all’omogenitorialità e la pretesa di limitare l’altrui libertà di parola ed espressione.

1) La rivendicazione del “diritto” all’omogenitorialità

Con rivendicazione, quasi si trattasse di un diritto fondamentale dell’uomo, del “diritto” all’omogenitorialità, s’intende la capricciosa pretesa, da parte della parte più mediaticamente esposta della comunità gay, a commissionare il concepimento (non frutto di un rapporto sessuale!!) di un feto, mediante il ricorso a banche del seme/ovulo, e mediante la “fruizione” dell’utero di una donna, che pone in vendita la gestazione in veste di “madre surrogata“.

Quali gli argomenti in favore di questa degenerazione di matrice nazi-comunista?

Tutti coloro che si ergono in favore della surrogazione di maternità, sostengono che la scelta stessa di ricorso all’utero in affitto sia espressione di una grandissima manifestazione di amore: l’amore di una coppia omosessuale, che si traduce, a loro dire, nel commissionare un feto, di cui possono scegliere almeno un 50% del corredo genetico (prendendo visione del pedigree di sperma/ovulo da acquistare!!), oltre naturalmente all’utero della madre (nel caso di coppia di uomini), che porterò a termine la gravidanza, sin dal primo concepimento.

Quali gli argomenti in opposizione a questa “pratica”?

Tra i principali argomenti in opposizione a questa “pratica”, a mio modo di vedere abominevole, vi sono i seguenti: il feto non è frutto dell’amore (senza rapporto sessuale procreante) tra due persone, quanto, bensì, la pretesa capricciosa di due persone che non possono antropologicamente procreare, di commissionare un bambino, al pari di una qualunque altra “commessa di opera” (come da significato giuridico dell’espressione).

In conseguenza di questa asserzione, l’unica con fondamenta logico-razionali, discendono come corollari altre argomentazioni in opposizione alla pretesa all’omogenitorialità (non esistente in natura!!): quando la coppia omosessuale acquisisce il pieno diritto sul nascituro? Può strapparlo alla “gestante” appena nato, negandogli così la possibilità di venire allattato al seno? Il bambino, una volta raggiunta l’età della consapevolezza, fatto che non ha nulla a che vedere col raggiungimento della maggiore età, ha diritto a conoscere la sua “storia”, di come è avvenuta la procreazione? Ed, in tal caso, perchè dovrebbe essergli negato il sacrosanto diritto di essere messo a conoscenza, come nel caso delle adozioni, di quali sono i genitori biologici? Quali traumi psicologico-psichiatrici a seguito di tali rivelazioni (la cui garanzia è indubbiamente un diritto umano fondamentale!!)?

Tra i massimi esponenti di questa eugenetica totalitaria nazi-comunista, vi sono non solo alcuni personaggi pubblici di caratura internazionale, dichiaratamente omosessuali, tra i quali Elton John, ma anche altri VIPs, complici di questo degrado nella garanzia dei diritti dei minori, tra i quali Madonna, Katy Perry, Taylor Swift, etc..etc.. ed altri, con una, ahimè rilevante, notorietà a livello nostrano, tra i quali mi preme citare Stefano Sechi, proprietario della pagina facebook OmofobiaStop, presunta vittima di un aggressione omofoba  su un autobus a Torino, e presente in svariati articoli di giornale/trasmissioni radio/programmi televisivi, che trovate di seguito:

  1. Huffington Post;
  2. Vanity Fair;
  3. Agorà Vox;
  4. Canale Youtube di Omofobia Stop;
  5. Torino Today e Laura Pausini ;
  6. lo “scoop” su Giula Latorre, figlia del noto Marò;
  7. Articolo Tre su l’aggressione subita da Stefano Sechi
  8. Il referendum
  9. TG1;
  10. trasmissioni su Radio DeeJay e Radio Radicale.

e numerosi altri ancora..e Fabiano Minacci, proprietario del sito Bitchy.f, in cui si riporta la crème de la crème della trash-cronaca.

2) Le rivendicazioni delle limitazioni delle libertà di parola ed espressione

Un’altra perniciosa deriva totalitaria di questa società illogica ed irrazionale è la esponenzialmente crescente tendenza a limitare l’altrui libertà di parola ed espressione.

Tra i casi più eclatanti vi sono la persecuzione giudiziaria nei cfr, dell’avvocato Carlo Taormina, notoriamente omofobo, per aver pronunciato frasi assai pesanti rivolte agli omosessuali.

Premesso che un essere come Carlo Taormina non lo vorrei nemmeno scorgere in lontananza, ritengo altresì che sia fortemente sbagliato limitare la libertà di parola/espressione, cosa invece sostenuta da personaggi come Sechi, con la sua pagina OmofobiaStop, o Minacci, con il blog Bitchy.f.

Caso ancor più grave, si è verificato oggi ai danni del sottoscritto, a causa della politica fortemente censoria e di omogeneizzazione coatta operata da facebook, così come dagli altri maggiori social/siti/mezzi d’informazione.

Ecco il post “incriminato”, che non solo mi è stato prontamente rimosso a causa della segnalazione dell’utente vendicativo Angelo Mazzone, proprietario della pagina facebook Milano Segreta, ma che mi ha anche fatto bloccare (ingiustamente) l’account in toto per ben 24 ore complessive.

Perchè ritengo sbagliato perseguire la libertà di parola/espressione?

Da essere umano razionale, per quanto certi epiteti mi possano fare ribrezzo, so benissimo che la persecuzione giudiziaria e l’imposizione legislativa dell’utilizzo di una terminologia “politicamente corretta“, non portano ad altro che ad incrementare quella che è già una non accettazione dell’omosessualità come una forma di diversità, seppur minoritaria, dell’essere umano.

Quali azioni bisogna dunque intraprendere per combattere efficacemente la troppo spesso nefasta piaga omofoba?

Sicuramente l’introduzione dell’aggravante di omofobia nei casi di omicidio (così come quelle per odio razziale/religioso ed il famigerato femminicidio!!), sortirebbe l’effetto diametralmente opposto: non è infatti grazie ad atti, sbagliati per principio, di persecuzione giudiziaria, o leggi imposte dall’alto, che si otterrà l’accettazione dell’omosessualità come forma di diversità all’interno di una società civile.

Lo stesso argomento può essere esteso, seppur se volete in misura minore, all’ostentazione da go-go boys e travestitismo, tipica di quasi ogni gay pride, dove è pressochè assente la parte di rivendicazione di diritti, mentre risulta opprimente la parte di “ostentazione“, non comune a tutti gli individui della comunità LGBT,  della propria sessualità, quasi fosse essa stessa unico motivo di vanto per gli individui omosessuali.

Son certo in molti di voi, sorgerà dunque la seguente critica: e, allora, come rivendicare efficacemente i diritti fondamentali di ogni uomo, anche ogni individuo della comunità gay?

Sono sempre più convinto dell’efficacia della diffusione di idee, d’informazione verso il “resto del mondo” (etero), di pacifica argomentazione della legittimità delle proprie richieste, di modo che queste vengano fatte proprie anche da tutti coloro che si ergono in favore delle libertà dell’individuo, senza compromesso alcuno.

Questo implica criticare comportamenti di mera ostentazione del proprio corpo, della propria sessualità e del proprio eventuale “sentirsi imprigionati nel corpo sbagliato”. Infatti, non è mostrando corpi seminudi, palestrati, oliati, vestiti di improbabili “uniformi” di pelle, in ostentazione pubblica, che si otterrà l’appoggio della maggioranza della “società civile”.

Non è ostentando in pubbliche parate forme di travestitismo esacerbato, che rasentano sempre il ridicolo, che otterrete l’altrui sostegno e l’altrui solidarietà. E nemmeno si sarà ben voluti, facendo dell’essere gay il tratto principale caratteristico della propria persona; lo stesso dicasi per la costante esacerbazione della componente sessuale, come motivo primario che muove la propria esistenza.

Concludendo, ecco cosa ritengo debba essere un percorso condiviso da quanti più gay possibile, affinchè si abbia piena credibilità come esseri umani, e piena legittimità alla rivendicazione di parità assoluta di trattamento in qualunque branca della società.

  1.  smettetela di frequentare i gay prides, che non sono nè luogo di aggregazione, nè tantomeno luogo in cui viene avanzata la richiesta di sacrosanti diritti umani;
  2. smettetela di avere il sesso come motore primario della vostra stessa esistenza: ne guadagnerete sia in termini di appagamento personale, che in termini di rispettabilità, e dunque felicità;
  3. smettetela di parlare di voi stessi al femminile, usare le desinenze, da me mai comprese, come “ah/oh”, aggiunte ubiquitariamente;
  4. smettetela di rivolgervi indiscriminatamente a tutti con i termini “caro/amore”;
  5. smettetela di usare in continuazione espressioni come “ti amo/ti adoro”, usate a spaglio, e rivolte a chiunque;
  6. smettetela di presentarvi unicamente come esperti di gossip, moda, tendenze, e altre puttanate cdd. artistico-culturali;
  7. coltivate rapporti di amicizia anche con persone non omosessuali, purchè vi trattino come esseri umani e non come macchiette da esibire, sulla falsa riga del Circo Barnum;
  8. smettetela di fare della blasfemia, motivo di orgoglio: essere atei e/o agnostici, non comporta lo sprezzo nei cfr. di chi crede (sempre che costui non si esprima esplicitamente contro di voi, in quanto gay!!);
  9. smettetela di pretendere, a colpi di legge, l’omogeneizzazione di pensiero ed espressione: M.L.King e Rosa Parks non hanno ottenuto così l’emancipazione dei neri; Mandela non ha ottenuto così la cessazione dell’Era dell’Apartheid in Sud Africa;
  10. smettetela di avanzare contestualmente a legittime e sacrosante rivendicazioni in termini di diritti umani, anche assurdità capricciose, come l’aberrante pratica dell’utero in affitto, o la pretesa che non si usino più termini come “finocchio“, “frocio”, “culattone”, etc..etc..

Non si tratta nè di un decalogo folle, nè di un decalogo di annichilimento della propria persona. Seguire i consigli di cui sopra non equivale a fingersi eterosessuali; non equivale a rinunciare ai diritti fondamentali, che ogni uomo ha diritto a vedersi riconosciuti; non equivale ad accettare una condizione d’inferiorità, cui troppo spesso buona parte della cdd. società civile tende a relegare.

Seguire questi consigli di massima, significa essere inattaccabili per aspetti che non siano direttamente  imputabili all’altrui intolleranza verso la diversità; significa la richiesta di effettiva equiparazione di diritti rispetto agli eterosessuali; significa stare meglio se qualcuno mai si dovesse rivolgere a voi, con epiteti come “frocio”, “finocchio” o “affini”, perchè a voi non toccheranno nemmeno di striscio e perchè al contempo, potrete con ironia, lanciare strali, dall’alto della vostra superiorità, a minus habentes qualunque, che non riescono a realizzarsi, e che trovano come unico soddisfacimento personale, l’inclusione sociale, sempre meno diffusa, nella volontà di denigrazione del prossimo, in quanto diverso.

Ricordate che ogni individuo è diverso, ed ogni individuo ha almeno un aspetto della sua persona che può essere oggetto di scherno, “atti” denigratori, “intimidatori”: se imparerete ad essere atarassici rispetto agli epiteti usati per schernire la vostra persona, sarete sempre più forti del vostro “denigratore“, che invece avrà sempre almeno un tallone d’Achille che lo farà apprezzare appieno per la nullità che è, e rimarrà.

No share, No gain!!;)
Tommaso Rossi
sono uno studente di 22 anni dr. in economia e finanza che ama tenersi aggiornato ed approfondire tali tematiche con una prospettiva globale e varia.
http://floodnews.net

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